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Accademia di Musica "F. Gaffurio"

Stagione concertistica 2003-2004

Sabato 27 marzo 2004
Salone dell'Accademia, Via Solferino 20, Lodi, Ore 21
Ingresso libero

Trio Gagliano

Stefano Lo Re,  violino
Massimo Tannoia,  violoncello
Claudia De Natale,  pianoforte 

Programma

A. DVORÁK   Trio op. 90 "Dumky"

D. SCHOSTAKOVIC    Trio n. 2 op. 67

Il Trio Gagliano è nato dall'incontro di tre musicisti provenienti singolarmente da una ricca esperienza cameristica: Stefano Lo Re e Claudia De Natale quali componenti del Trio Hemiolia hanno tenuto numerosi concerti nell'ambito di varie stagioni concertistiche in tutta Italia, all'estero per la "Universität für Musik und darstellende Kunst" di Vienna, nella Sala da Camera dell'Orchestra Filarmonica di Kiev (Ucraina), oltre ad aver eseguito il Triplo Concerto con Orchestra di Beethoven. Violoncellista del Trio di Bari e in seguito del Trio Casals, Massimo Tannoia può vantare un'attività concertistica più che decennale che l'ha visto ospite di Festival internazionali anche con registrazioni radio-televisive. Stefano Lo Re e Massimo Tannoia suonano rispettivamente un violino Ferdinando Gagliano del 1770 e un violoncello Giuseppe Gagliano del 1785.

Stefano Lo Re, si è brillantemente diplomato presso il Conservatorio "N. Paganini" di Genova sotto la guida di Angelo Leone, perfezionandosi in seguito con Stefano Pagliani e Leon Spierer e per la Musica da Camera alla Scuola Superiore del Trio di Trieste e al Conservatorio di Vienna. Come solista e camerista ha vinto numerosi concorsi e tenuto concerti in Italia e all'estero oltre a collaborare con l'orchestra del Teatro alla Scala di Milano, la 'Arturo Toscanini' di Parma e Sinfonica di San Remo in qualità di prima parte, con l'Orchestra Camerata Giovanile della Svizzera Italiana come primo violino di Spalla. Attualmente ricopre il ruolo di Spalla dei secondi e Concertino dei primi violini dell'Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano e insegna violino presso la Civica Scuola di Musica di Buccinasco (MI).

Massimo Tannoia, ha studiato con Giacinto Caramia e si è poi perfezionato con Radu Aldulescu. Ha al suo attivo numerosi ed importanti concerti in tutte le città italiane, in Europa e in America del Sud ed ha suonato nei più prestigiosi teatri come il "Queen Elisabeth Hall" di Londra, il Teatro Municipal di Rio de Janeiro e di S. Paolo, il Teatro San Carlo di Napoli, il Petruzzelli di Bari, il Massimo di Palermo, la Sala "G.Verdi" di Milano. Ha collaborato come camerista con Massimo Paris e Mariana Sirbu, Enzo Porta, Roberto Fabbriciani e Bruno Giuranna e come primo violoncello con l'Orchestra del S. Carlo di Napoli, del Teatro Massimo di Palermo, la Filarmonica Marchigiana, la Sinfonica di Pesaro. Attualmente è primo violoncello dell'Orchestra Stabile di Bergamo.

Claudia De Natale, si è diplomata con il massimo dei voti presso il Conservatorio "G. Verdi" di Milano sotto la guida del M° Riccardo Risaliti. Si è perfezionata in Italia alla Scuola Superiore del Trio di Trieste e all'estero al Conservatorio di Vienna. Vincitrice di concorsi e selezioni nazionali ed internazionali ha tenuto concerti in diverse sedi italiane tra cui Milano, Napoli anche in veste di solista con orchestra. Particolarmente attiva nel campo della Musica da Camera ha tenuto concerti in tutta Italia e all'estero in duo con flauto, clarinetto, violino, violoncello e di musica vocale da camera, spesso con raffinate scelte da repertori di ascolto inconsueto. E' docente di pianoforte al Civico Istituto 'F. Vittadini' di Pavia e al 'G. B. Sammartini' di San DonatoMilanese e titolare della cattedra di pianoforte e musica da camera dell'Accademia 'F. Gaffurio' di Lodi.

Note al programma

"Mio caro amico, grazie a Dio ormai compongo solo per il mio piacere e sono abbastanza indipendente". Così scrive Dvorák al suo editore nel 1893, forte di un'esperienza professionale consolidata e riconosciuta sia in Europa che in America e della conseguente autonomia economica; e di questo spirito di libertà e di forza è permeato il Trio op. 90, composto tra novembre del 1890 e febbraio del 1891, quarta ed ultima opera dedicata alla formazione di violino, violoncello e pianoforte che si discosta dalle precedenti per l'impianto formale organizzato anziché nei tradizionali tre/quattro movimenti come una successione di sei Dumky. Di origine slava, la dumka è un canto popolare caratterizzato da improvvisi mutamenti da tratti lenti, sognanti e malinconici a squarci veloci di sfrenata e spavalda energia; Dopo aver a lungo sperimentato la Dumka in vari tipi di organico e averne scandagliato le potenzialità espressive Dvorák la fa diventare struttura portante di un'intera opera; così i passaggi repentini dall'andamento lento al veloce, dal colore luminoso e soave delle tonalità maggiori a quello a tratti scuro e drammatico, a tratti malinconico e struggente delle tonalità minori, il procedere attraverso ripetizioni e scambi tra archi e pianoforte, tra accumulo e svuotamento di energia prendono il posto della consueta esposizione, sviluppo e ripresa dei temi. E' da rilevare che molti hanno tuttavia ritenuto di poter ugualmente assimilare l'op. 90 allo schema della Sonata; le prime tre Dumky essendo infatti da eseguire senza soluzione di continuità possono rappresentare un sostanzioso primo tempo, la quarta con il magnifico tema, quasi un'elegìa, del violoncello e un accompagnamento di pianoforte e violino simile a quello delicatamente ostinato tipico della Berceuse occupa il posto del tempo lento, la quinta dumka che parte con energia ma poi si discioglie in un leggero e mutevole alternarsi di modo maggiore e minore e a seguire in una girandola di differenti tonalità ha tutte le caratteristiche di uno Scherzo, la sesta infine in un crescendo sempre più deciso verso una coda audace e trionfale che suggella l'opera s'impone con l'autorità di un tempo conclusivo. Ma la ricerca di una schematizzazione e di una catalogazione formale, utile senz'altro per avere per così dire una visione dall'alto del pezzo, non dev'essere la prima chiave di lettura e di ascolto: ciò che sicuramente cattura e trascina esecutori e ascoltatori in un coinvolgente abbraccio è questo irresistibile percorso tra umori eroici e malinconici, tra slanci vigorosi ed estasi contemplative, in un caleidoscopio di emozioni forti e mutevoli come la vita dell'uomo.

Composto tra il febbraio e l'agosto del 1944, il Trio op. 67 di Dimitri Sciostakovic è dedicato al suo carissimo amico Ivan Sollertinsky, improvvisamente e prematuramente scomparso, il dolore per la cui perdita trova espressione nel tema iniziale affidato al violoncello solo che utilizza suoni armonici con sordina, una melodia soffertamente pensosa, ripresa dalla voce appena più umanizzata del violino e a seguire da quella lugubre nel registro grave del pianoforte. I tre strumenti continuano poi il loro dialogo con scatti di crescendo e accelerando di tempo, intensificando via via da momenti di sorda calma a passaggi di ironica esuberanza fino a un culmine di intensità drammatica che si sgonfia sul finire del primo tempo in un brevissimo ostinato dall'atmosfera gelida, quasi bruscamente troncato. Lo Scherzo ci travolge invece con un vorticoso turbine di scambi spettacolari e virtuosi dall'impronta un po' barbarica, satanica, velocissimo ma al tempo stesso marcato e pesante. Ben diversa è l'ambientazione del movimento successivo, introdotta da otto accordi del pianoforte che risuonano lunghi, impietosi e inesorabili come un verdetto che annuncia ineluttabili catastrofi, accordi che verranno ripetuti nella stessa sequenza a mò di passacaglia per altre cinque volte come sfondo ai temi eseguiti prima dal violino, poi dal violoncello, poi insieme in crescendo di drammaticità, conferendo all'intero movimento l'austerità e la suggestione di un rituale. Il Finale si apre con una ironica quanto macabra danza di morti eseguita dal pizzicato del violino e apre le porte a un crescendo di toni che arriva al parossismo, al trionfo del male con un ghigno satanico e potente, in una ridda infernale a cui è impossibile resistere. Arrivati al culmine della tensione si riascolterà la sequenza degli otto accordi del pianoforte trasformati però in una dirompente cascata di arpeggi su cui poi violino e violoncello fanno ricomparire in canone il tema dell'inizio del primo movimento del Trio, esasperato nella velocità e incalzato da un brulicante e inquieto sottofondo del pianoforte; ricomparirà il motivo della danza macabra che via via perderà la sua forza interrompendosi a tratti e scemando d'intensità per lasciare il posto di nuovo alla sequenza della passacaglia, ormai solo in eco sorvolata dagli ultimi guizzi fino a sciogliersi nel conforto di un rasserenante accordo di mi maggiore.

(a cura di Claudia De Natale)

 

Ingresso libero

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