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Accademia di Musica "F. Gaffurio"
Stagione concertistica 2002-2003
Sabato 1
febbraio 2003
Salone dell'Accademia
Via Solferino 20, Lodi, Ore 21
Recital pianistico
Mario Patuzzi

Programma
| Franz Liszt 1811-1886 | Sonata in si minore Lento assai - Allegro energico - Grandioso - Recitativo - Andante sostenuto - Quasi adagio -Allegro energico - Piú mosso - Stretta quasi presto - Presto - Prestissimo - Andante sostenuto - Allegro moderato - Lento assai
|
| Fryderyk Chopin 1810-1849 |
Trois nouvelles
études, per il metodo di Moscheles(1839) Douze grandes études op. 10 (1829) n. 1 in do maggiore Allegro |

Mario Patuzzi
Allievo di Maria Gennari, Bruno Mezzena, Orazio Frugoni, nel 1972, a diciannove anni, ottiene la maturità classica e il Diploma di pianoforte con il massimo dei voti e lode al Conservatorio Bonporti di Trento, che lo nomina, alla stessa età, titolare della cattedra di pianoforte principale.
Dopo una serie di successi in
diversi concorsi italiani (Monza, Treviso, Livorno, Taranto, Vercelli e
Trieste), nel 1977 è classificato primo al Concorso internazionale di Monaco di
Baviera. Dopo un'intensa attività in recital e in concerti con orchestre
come quella del Teatro alla Scala di Milano, quelle del Bayerischer Rundfunk (Monaco)
e dell'Hessischer Rundfunk (Francoforte), Mario Patuzzi si dedica per
alcuni anni allo studio dell'armonia e del contrappunto: allievo di Andrea
Mascagni e di Renato Dionisi, nel 1983 ottiene il Diploma di composizione.
In seguito compie numerose registrazioni alla Radiotelevisione svizzera di
lingua italiana e prosegue la sua attività concertistica in Europa, in
America e in Giappone, eseguendo anche l'integrale delle Études di
Chopin.
Ha inciso per la Nuova Era e,
per la Dynamic, l'opera pianistica di Julius Reubke, allievo
prediletto di Franz Liszt.
Nell'ambito didattico è titolare della cattedra di pianoforte principale al
Conservatorio Giuseppe Verdi di Como, tiene seminari e lezioni di
perfezionamento a Lugano, al Festival di Musica del Novecento a Perugia,
alle Università di Trento, di Piacenza e all'Università Kunitachi di
Tokyo.
Presentazione del concerto
Nel 1847 Liszt conclude la sua
attività di virtuoso errante, ricca di soddisfazioni, ma anche di amarezze e si
stabilisce a Weimar. Nella tranquillità dell’Altenburg egli ripensa il suo
modo di comporre per pianoforte e, negli anni 1852-53, scrive la Sonata in si
minore, sorta d’autoritratto musicale, che esprime le passioni, i conflitti
interiori, nello sforzo di approdare alla fede e alla pace dello spirito.
Dopo averla ascoltata per la prima volta, Wagner scrive a Liszt: “Carissimo
Franz! Ora sei stato da me! La Sonata è sopra ogni parola bella, grande,
amabile, profonda e nobile, sublime come sei tu”. La sua inedita, immensa
architettura formale è impressionante per unità strutturale e per continua
tensione.
Dedicata a Robert Schumann, porta a termine l’evoluzione della sonata
romantica ed è contemporanea alle prime esperienze di sonata neoclassica.
In essa è eliminata la suddivisione in piú movimenti, ma i tempi consueti
(allegro, adagio, scherzo e finale) sono inglobati in un unico blocco in forma
sonata.
Il primo tema è sviluppato nei suoi vari elementi fino alle estreme divaricazioni espressive; il secondo tema (Grandioso) è riproposto in prevalenza nella sua dimensione eroica, mentre il terzo tema (Andante sostenuto) è semplicemente ripresentato una sola volta, al massimo dell’intensità sonora e poi brevemente accennato alla fine.
Ha destato varie ipotesi il fatto, significativo del travaglio interiore, che, in una prima versione, Liszt concludesse la Sonata in modo trionfale, a lui caro, mentre quella definitiva presenta la progressiva dissoluzione dei suoni fino all’ultimo, fatale “si”.
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Chopin scrisse le sue ventisette Études fra il 1828 e il 1939, suddivise in tre raccolte: dodici dell’opera 10, dodici dell’opera 25 e le Trois nouvelles études per il metodo pianistico di Moscheles e Fétis.
La fusione fra il virtuosismo strumentale e l’espressione poetica raggiunge in questi brani il vertice di tutta la letteratura pianistica, nella forma dello studio da concerto.
I principali aspetti del pianismo sono trattati in modo straordinario, con lo scopo di sviluppare la piena autonomia delle dita: arpeggi, scale cromatiche e diatoniche, polifonia, legato assoluto, terze, seste, ottave, accordi arpeggiati, combinazioni varie e attenzione particolare anche alla mano sinistra costituiscono la tecnica di base, diversa per ogni étude.
Questo materiale è strutturato secondo le esigenze del contrappunto, le audaci invenzioni armoniche, creando nuove suggestioni sonore, fonte d’ispirazione futura per molti altri compositori.
Nelle Trois nouvelles études per il metodo di Moscheles attraverso la costanza degli schemi prestabiliti si disegnano insospettabili sinuosità melodiche d’intima poesia.
Le Douze grandes études op. 10, dedicate a Franz Liszt, manifestano fresca esuberanza e coerenza stilistica, sulla quale si delinea il pensiero musicale, dall’ampia gamma di sentimenti.

Cartellone stagione concertistica 2002-2003
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