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Accademia di Musica "F. Gaffurio"

Stagione concertistica 2002-2003

Sabato 14 dicembre 2002
Salone dell'Accademia
Via Solferino 20, Lodi, Ore 21

Luciano Conca (Violino)

Alessandro Beltrami (pianoforte)

F.J. HAYDN

Sonata per pianoforte e violino
in Sol Maggiore Hob. XV:32

 

W.A. MOZART

Sonata per pianoforte e violino
in Do Maggiore K. 296

L. van BEETHOVEN 

Sonata per violino e pianoforte
in Fa maggiore op. 24 "La primavera"

 

Luciano Conca, nato a Lodi nel 1965, ha completato gli studi musicali sotto la guida della Prof.ssa Tina Aliprandi, diplomandosi nel 1987 presso il Conservatorio "G. Donizetti" di Bergamo. Ha partecipato successivamente ai corsi di perfezionamento cameristico di Lanciano e Lerici. Ha studiato violino barocco con Nicholas Robinson.
Svolge attività concertistica in Italia e all'estero, anche in qualità di solista, collaborando con diversi gruppi cameristici ed orchestrali quali "La Camerata di Cremona", "L'Orchestra Filarmonica di Brescia" e "L'Orchestra Filarmonica Italiana". E' primo violino del gruppo da camera "Il Concerto Grosso" e del "Complesso Barocco dell’Accademia F. Gaffurio".
Laureatosi in Scienze dell'Informazione nel 1993, ha collaborato con il "Laboratorio di Informatica Musicale" dell'Università Statale degli Studi di Milano.
Insegna violino presso l’Accademia di Musica "F. Gaffurio" di Lodi.

 Alessandro Beltrami è nato nel 1977. Ha iniziato a studiare pianoforte all’età di sei anni con la prof.ssa Gallottini Rizzi e prosegue gli studi con il M° Marcarini; come pianista si è esibito nel territorio lodigiano sia in veste di solista che in formazioni cameristiche (soprattutto in trio e duo flauto-pianoforte).
Parallelamente coltiva una passione per l’organo: in qualità di organista, infatti, ha tenuto concerti su diversi organi storici (anche in questo caso a fianco di solisti) e inoltre collabora con la Basilica dei XII Apostoli di Lodivecchio.

 

Note a programma

Intorno ala metà del Settecento a letteratura sonatistica si orienta sempre più soprattutto sugli strumenti a tastiera usati da soli ed in parte l’utilizzo del violino sopravvive come strumento di accompagnamento, invertendo quindi quelli che erano i ruoli dei due strumenti. Inoltre il progressivo diffondersi, soprattutto nel centro Europa, di uno stile più semplice, più immediato, dilettantesco, il cosiddetto "stile galante", trova il suo alimento più spontaneo nella relativa maggior facilità di esecuzione dello strumento a tastiera rispetto a quello ad arco.
Nascono quindi delle composizioni in cui il violino, per una buona parte, si limitava a rinforzare all’ottava le linee melodiche del clavicembalo o del primitivo pianoforte o a contribuire con note lunghe all’impianto armonico. Sono composizioni che hanno comunque un loro significato visto soprattutto come ricerca di nuove sonorità espressive.
La sonata Hob: 32 di Haydn, pubblicata come "Sonata per pianoforte con l’accompagnamento di un violino" ne fornisce un esempio lampante.

Sul finire del secolo si cominciano a scrivere delle vere e proprie sonate per pianoforte e violino in cui il modello compositivo subisce una prima trasformazione dando luogo ad una più ampia equità nell’esposizione e nello sviluppo tematico tra le parti.
Il gusto per i contrasti tematici, timbrici e ritmici ed il dialogo tra violino e pianoforte si fanno sempre più evidenti. Le 28 sonate che Mozart scrisse per i due strumenti rappresentano questo passaggio evolutivo.
La sonata K. 296 composta a Mannheim nel 1778 è una composizione brillante, sonora, e ricca. I dialoghi tra gli strumenti sono giocosi ed immediati pur nella loro semplicità. Di particolare freschezza tematica è il "Rondò" finale.
Questa sonata è dedicata a Therèse Pierron Serrarius, figlia del consigliere di Mannheim che aveva ospitato Mozart in cambio di alcune lezioni di pianoforte per la figlia.

La sonata K. 304, in due movimenti, rappresenta come alcune altre composizioni quella che è l’altra anima di Mozart: la consueta levità lascia lo spazio ad improvvise inquietudini, a turbamenti e misteriose zone d’ombra. Dai toni struggenti e malinconici, venne scritta da Mozart nel giugno del 1778, nei giorni amari che vedono la morte della madre.

La sonata opera 24 di Beethoven occupa una posizione particolare all’interno delle dieci scritte per violino e pianoforte. Riveduta e terminata nel 1801 – Beethoven si basò infatti su appunti risalenti al 1794-95 –, rappresenta una sorta di spartiacque fra il modello settecentesco e quello ottocentesco della sonata e segna un momento di evoluzione nello stile compositivo di Beethoven. Ad elementi dello stile mozartiano quali la cantabilità e l’eleganza vengono accostati tratti formali e stilistici come la struttura in quattro movimenti anziché in tre, tipica della sinfonia e del quartetto, il contrasto tematico, la ricchezza di trovate ritmiche.
La scrittura evidenzia le caratteristiche peculiari legando indissolubilmente il particolare timbro del violino alle idee musicali.
Questo carattere della Sonata si chiarisce già dall’ "Allegro" iniziale, dove il violino espone un tema di semplice cantabilità, che si presta a uno sviluppo abbastanza esteso, alternandosi a un secondo motivo più ritmicamente incisivo.
Seguono un "Adagio molto espressivo" dal tono intimo e meditativo, un brevissimo "Scherzo: Allegro molto", che pare anticipare, nel vivido tratto, certi fogli d'album schumanniani.
Il "Rondò" finale, che echeggia un tema del rondò di Vitellia "Non più di fiori" nella "Clemenza di Tito" di Mozart, è un evidente omaggio di Beethoven al maestro di Salisburgo.
La denominazione di Sonata della Primavera fu un’intuizione di Anton Felix Schindler, amico, segretario e poi biografo del compositore, che credette di valorizzare degnamente l’opera alludendo alla sua straordinaria dolcezza e al suo particolare lirismo.

Stagione concertistica 2002-2003

 

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